Il comico, le ruspe e l’avvocato del popolo

Il comico, le ruspe e l’avvocato del popolo.

Prima con la Lega. Poi con il Pd. Successivamente, con tutti, o quasi. In pochi anni, il Movimento 5 Stelle, quello dei puri, quello degli onesti, quello del “mai con i partiti”, ha governato assieme a quasi tutte le forze parlamentari.

L’unico elemento di coerenza è costituito dai risultati: scadenti, irrilevanti, fallimentari. Oggi, al culmine di un percorso degno dei trasformisti più spregiudicati, puntano i piedi e mettono Mario Draghi nelle condizioni di rassegnare le dimissioni.

Non ha senso avventurarsi in pronostici, si tratta solo di attendere. Per certo, il Movimento ha trovato in Giuseppe Conte, il già avvocato del popolo, un perfetto rappresentante del combinato disposto di ipocrisia, populismo e totale assenza di cultura di governo di cui è espressione. Conte non ha potuto e non ha saputo impedire la diaspora di eletti che, in vista dell’impossibilità di ricandidarsi a causa del tetto dei due mandati, ha scelto di seguire Gigi Di Maio nel suo tentativo di sottrarsi all’agonia del Movimento per andare a creare un’alternativa centrista funzionale a Mario Draghi.

Oggi, a quattro anni dai fasti del 2018, assistiamo all’implosione di un Movimento che sventolava la bandiera del nuovo, ma che, alla prova dei fatti, si è rivelato inadeguato al compito di governare. Nel 2018, il vento del cambiamento soffiava impetuoso. Tra vaffa, ruspe e avvocati del popolo sembrava che si fosse aperta una nuova stagione. Il precipitoso ritorno alle competenze ha dimostrato quanto sia necessario avere competenze, capacità, esperienza e formazione politica. In attesa di sviluppi prossimi, è il caso di riflettere sul voto.

Le suggestioni non bastano. Serve la vera politica. La vera distinzione è, oggi, tra chi vuole governare e chi specula in modo irresponsabile per cercare il consenso. Scegliamo con consapevolezza. Scegliamo l’affidabilità, non la suggestione che, troppo spesso, diventa, solo, delusione.